Affettività italiana

Lettera di mamma Caterina

Mamma di figlia unica da anni all’estero, leggo i pensieri di altre mamme come fossero i miei. Esperienze distanti, vite diverse, accomunate da un sentire comune.
Leggo della mamma  che si definisce ‘agitata’ e scrive un monologo degno di teatro, dell’altra con figlia a Tokyo o in posti magnifici per una vacanza, di meno fascino se ci portano via i figli, ancor di più per chi ne ha uno per parte e distanti anche tra loro. E  nessuno rimasto a casa – quando per “casa” ormai ci accontenteremmo di definire i confini nazionali, se pur a centinaia di km, magari al weekend una sorpresa, una scampanellata… il solo poterlo pensare appaga e aiuta il sonno.
Di altri, anche qualche papà, di chi fa autoironia, chi chiede sostegno, chi informa, esorta, esprime orgoglio e nostalgia fuse insieme.
Di voli scomodi con rientro a sera tardi in una casa vuota, di chi si ingegna con l’informatica e le lingue e la cucina dei sapori che emozionano, cibi e senso di appartenenza.
Leggo e imparo tanto da voi. Questo è quello che intendo condividere.

Non lo avrei mai immaginato. Perché io stessa ho vissuto alcuni anni all’estero e ricordo la mia impazienza per la cappa affettiva materna.

Complice il padre di ampie vedute, io stessa ho istradato la figlia facendola viaggiare sin da piccola, facendole imparare le lingue. Volevo fosse libera di cogliere opportunità, di scegliere, senza quel carico d’amore che io avevo subìto, un alone ispessito nel vedere mia madre addolorata.
Mi dicevo: “io saprò lasciare libera mia figlia”.
Poi fu lei, mia figlia, ancora piccola, che alla mia orgogliosa affermazione “ti voglio libera“ – intanto inconsapevolmente le segnavo un tracciato all’estero a termine – rispose: “se mi vuoi libera, lasciami libera di scegliere”.

Molto tempo è passato da allora, non sono stata tanto diversa da mia madre: l’affettività italiana accomuna me e lei e tutte voi, credo. Ma l’unione ci rende forti.

Con leggerezza, con qualche cedimento, con senso di rispetto, guardo  mia figlia vivere al meglio la sua vita.

E io mamma? Recuperarsi come persona, guardarsi intorno, sentire prezioso il tempo interiore, quello che decidiamo di dedicare ad altri, questo il mio oggi. Per comunicarle, in qualche modo, che la qualità della mia vita non dipende più dal mio ruolo genitoriale.
Toglierle questo peso, ci unisce l’affettività che resta intatta, anzi si fa più solida.

Caterina

4 pensieri su “Affettività italiana

  1. Ringrazio e continuo a seguirvi. Anche quando la condivisione ha i toni della malinconia e dello sconcerto, penso che in ciascun contributo ci sia un pezzetto di noi.

  2. Vorrei poter condividere le parole di Caterina, ma non posso: per me la lontananza dei figli ha significato perdita di quotidianità , perdita di confidenze, incontri quasi formali, per evitare che la valanga di emozioni ci sommerga. Potrei aggiungere la mancanza di assistenza medica quando tornano in Italia: possono averla solo se accedono alle strutture sanitarie dal Pronto Soccorso. Ma … mi chiedo: bisogna essere in condizioni da ricorrere al Pronto Soccorso, di questi tempi, in cui si parla tanto di prevenzione?
    Che paese è diventato questo, che non assiste i propri giovani che hanno dovuto andarsene?

  3. Con commozione ho letto queste righe, cara Caterina, perché condivido le sue emozioni e sensazioni. Un figlio a Bristol, una sulle Dolomiti, l’altro ancora in casa e, a volte, purtroppo, tanta malinconia ma anche orgoglio per i loro percorsi e scelte.

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