Aiutooo, ritorna!

Lettera di mamma Albatrino

Dopo una triennale fatta all’università della città dove viviamo, con pochissima passione ed in quattro anni, il nostro unico figlio ha deciso di fare la magistrale in un’altra città italiana, dove veniva offerto un corso in inglese  con un oggetto, a suo dire, più di suo interesse.

Siamo stati subito d’accordo, anche se io avevo qualche dubbio sul fatto che la residenza in solitudine, lontano dagli occhi controllori, soprattutto paterni, avrebbe favorito il “cazzeggio” a scapito dello studio.

Invece non è stato così. Trionfalmente completati gli esami del primo anno in tempo utile e con media altissima, il pargolo si cimenta in una selezione per un Double Degree, con corsi tenuti in facoltà europea e… straordinariamente vince la selezione ed, alla fine di agosto 2018, parte per un semestre a Liegi in Belgio.

Vive per sua scelta in una student house, sistemazione carissima a comfort vicino a zero ma si arrangia, si adatta, impreca contro il clima, affermando a gran voce che in Belgio piove 310 giorni l’anno, e contro l’organizzazione dello studio belga, ma porta a casa ottimi risultati per quel che riguarda il primo semestre. La formazione prevede però che il secondo semestre avvenga in internship presso un’azienda, possibilmente, per aver diritto ad una borsa di studio, in un paese terzo rispetto a Belgio ed Italia.

Anche per ottenere l’intership si dà da fare al massimo, con crisi depressive ricorrenti ad ogni diniego ma, alla fine trova l’internship in Olanda dove si trasferisce a metà febbraio. A dire il vero, io, che ormai sono in pensione, faccio il viaggio di andata con lui, alternandoci alla guida della sua macchina che verrà nei mesi successivi molto fotografata dai rigorosi autovelox olandesi.

Prima che finiscano i sei mesi pattuiti dell’internship decide di prolungare l’impegno per altri 60 giorni, anche al fine di lavorare sulla tesi di laurea, ultimo adempimento che gli resta per completare il suo percorso di studi.

Certo, in tutto questo tempo è rientrato a casa per brevi periodi, ed un paio di volte siamo andati a trovarlo noi ma sono stati sempre pochi, piacevoli ma anche tempestosi giorni. Ora, nel giro di un paio di settimane, prenderò un volo di sola andata, lo aiuterò ad impacchettare tutte le sue masserizie ed, alternandoci al volante, faremo la strada a ritroso, e torneremo insieme  a casa, con la tesi di laurea da completare e tutti i nervosismi relativi.

A casa, dove noi due ormai ci siamo abituati a riempire il frigo una volta ogni tanto ed a svuotarlo pian pianino, a fare il bucato con cadenza settimanale, a cenare più o meno sempre alla stessa ora comprando due bistecche con la certezza che due saranno i commensali;  d’altronde, lui pure si è abituato a non dover rispondere a nessuno delle sue azioni, dei suoi orari, degli spuntini anticipati per giocare a tennis dopo il lavoro, o delle cene ritardate quando magari deve giocare in torneo….aiutoooo!

Sto scherzando, ma non troppo, me la regalate una parola di conforto?

Albatrino

5 pensieri su “Aiutooo, ritorna!

  1. Ingratitudine, ne possiamo parlare? Recentemente ho sentito una giovane professionista con nutrito curriculum fatto all’estero dire che ha fatto tutto da sola, mentre io so dei sacrifici della madre per consentirle di inseguire i suoi progetti. Sono mamma di una ragazza in Inghilterra, lì ha rapidamente trovato un dottorato, una casa, un fidanzato. I momenti con lei sono preziosi e io sono diventata una che super-vizia senza chiedere un grazie. So che non tornerà e sono felice che la sua vita funzioni, ma quando vedo in giro mamma e figlia a braccetto… piango. Sarà la vecchiaia?

  2. Cara mamma Albartino, la tua lettera è ironica e divertente, il giusto modo per vivere la distanza dai figli e il loro ritorno a casa. Leggere le tue parole, chissà perché, diventa un copiaincolla dei comportamenti di questi figli che vivono con grande emancipazione, autonomia, caparbietà la loro vita all’estero e che tornano a casa pensando che tutto è loro concesso. La nostra casa ordinata e pulita diventa un caos. La loro stanza sembra un campo di battaglia. Non è pensabile che possano muovere un dito per cucinare o sparecchiare o mantenere il bagno pulito. Nonostante ciò, noi mamme improvvisamente ci svegliamo dal torpore , dalla tristezza, dalla sindrome del nido vuoto per tornare ad essere wonderwoman: ci facciamo in quattro per cucinare quello che amano di più, portarli in giro per acquistare capi di abbigliamento o scarpe o creme o prodotti particolari per i capelli….tutto quello che non ci concediamo diventa possibile per loro. L’atteggiamento che abbiamo nei loro confronti è di gratitudine. La nostra grande gioia per il loro ritorno a casa crea però un meccanismo perverso….i nostri figli sanno quanto sia importante per noi ogni attimo , ogni giorno, ogni pranzo e ogni momento vissuto insieme e , come in ogni rapporto d’amore, approfittano della nostra fragilità emotiva. Ogni mattina il cappuccino e il cornetto caldo del bar, a pranzo si cucina sino ad esagerare e poi la sera….aspettiamo e speriamo che non escano per tornare all’alba. Chiediamo con atteggiamento ansioso…stasera ceni con noi? E attendiamo temendo una loro risposta negativa. I giorni passano e più si avvicina la data di partenza e più i nostri cuori battono. Tutto quel disordine, la musica a volume altissimo che riempie la casa, gli amici che vanno e vengono, il citofono che torna a suonare….è per noi felicità assoluta. Potranno mai comprenderlo? Però mi chiedo e vi chiedo: è giusto tutto questo? Quanti di questi figli quando partono dimenticano tutto l’amore che abbiamo riversato su loro? Quanti di questi figli partono e non rispondono alle nostre telefonate e ai messaggi o addirittura non si fanno più sentire per giorni? Quanti rispondono con fastidio alle nostre domande : che fai? dove vai? con chi sei?
    Non capiscono che noi non vogliamo entrare nella loro vita ma vorremmo trovare uno spiraglio per iniziare un dialogo e sapere come stanno, se hanno nuovi amici e soprattutto se sono sereni . Mi ritrovo stanca di essere una mamma sempre pronta a offrire, a dimenticare e perdonare. Mi sento stanca e a volte umiliata perché mia figlia mi parla a stento. Mi sento arrabbiata perché sono certa di non meritarlo. E allora mi dico: rivoglio la mia vita. Rivoglio una vita dove il ritmo non è più scandito dalla sua telefonata, dal suo ritorno a casa e dalla sua partenza . Rivoglio una vita in cui io so di avere una figlia, ma so anche che prima di tutto deve esserci il rispetto per me stessa che nessuno, neanche un figlio, può permettersi di farti perdere. So che molte di voi saranno inorridite da quello che sto scrivendo, che non saranno d’accordo. Io continuerò ad amare mia figlia con tutta me stessa, ma voglio imparare a soffrire meno, a pretendere più rispetto, a ricevere qualcosa e non soltanto a dare. Mia figlia rimarrà sempre la mia vita. Sarò pronta ad andare in capo al mondo qualora lei ne avesse bisogno. Ogni attimo vissuto con lei è un attimo di assoluta felicità. Ma devo trovare un modo nuovo di amarla. Un modo che sia giusto per me e forse anche per lei. p.s. mi piacerebbe sentire la vostra opinione.

    1. Cara Mamma Cavallucci,
      condivido molte delle cose che hai scritto e parecchi dei tuoi pensieri sono gli stessi che affollano anche la mia mente. Ho due figli maschi: il maggiore è partito un anno fa e lavora in ambito sanitario in un ospedale della Scozia, l’altro è partito a settembre per un Erasmus in Belgio e progetta di cercare un dottorato di ricerca all’estero dopo la laurea specialistica. Io e il loro padre abbiamo sempre cercato di assecondare i loro desideri e di sostenere le loro aspirazioni, nonostante la fatica di averli lontani. Mandiamo loro pacchi con pasta e passata di pomodoro, dolci che amano e piccoli regali che gli facciano sentire la vicinanza della famiglia e della loro città.
      Personalmente ho superato la mia fobia per il volo e solo quest’anno ho fatto tre viaggi aerei che mai avrei pensato di sapere affrontare. Nonostante la gioia nel vederli contenti delle scelte fatte condivido con te la pesante frustrazione che deriva dal chiedere notizie della loro vita e sentirli infastiditi, nel constatare tristemente che non capita mai che chiedano “come stai?” al massimo notizie sul tempo o un generico “Lì tutto bene?” o che si ricordino di chiamare gli anziani nonni che pure li foraggiano generosamente.
      Credo che tutto questo non sia giusto e che la loro strada verso una piena maturità non passi solo dalla loro realizzazione professionale o dalla autonomia economica ma anche dalla capacità di uscire dal proprio universo autoreferenziale e di coltivare un sentimento di gentilezza e di gratitudine che li renda delle persone migliori.
      Ritengo che amarli voglia dire anche proporre loro un confronto su questi temi e fare presente che rispettare gli altri è fondamentale per diventare degli esseri umani davvero grandi.
      Ti abbraccio fraternamente.
      Viola

  3. beh mia cara mamma di expat… capisco i tuoi dubbi
    il mio unico ragazzo, ormai uomo, si
    trova da solo in Usa, temo proprio che non ritornerà più
    e se ritornasse forse anche per noi ci sarebbe uno
    sconvolgimento del
    quotidiano.
    Ma sai quanto lo desidero…
    una mamma come te!!!!
    Ivana

    1. La mia unica figlia, laurea a Milano, magistrale a Klagenfurth, stage a Strasburgo e ora da 2 anni a Tokyo è il mio orgoglio trasformato in pura malinconia e depressione. Anch’io vorrei ritrovare quei momenti di tranquillità e pace sapendola sempre più o meno vicina e sempre raggiungibile in breve tempo. Vorrei poter vivere senza ansie e paure, ormai compagne consuete delle mie giornate. Vorrei poterla abbracciare forte ogni volta che ne sento il desiderio e smettere di parlare per ore ad un cellulare e messaggiare su Whatsapp.
      Mi accontenterei di prendere un aereo per passare anche solo un fine settimana insieme e non organizzare un viaggio di 15 ore quando va bene e arrrivare stremata per poi ripartire e chissà quando poterla rivedere.
      Ma mia figlia sarebbe felice a queste condizioni? Esiste un compromesso per poter avere ancora voglia di sorridere ed essere genitori abbastanza sereni senza impedirle di raggiungere i suoi obiettivi?

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