“Genitori a distanza”: non solo noi

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Ogni volta che voglio partire per raggiungere i miei expat e nipotine oltreoceano, o andare in vacanza, o solo allontanarmi per qualche giorno, prendo carta e penna e butto giù la check-list delle cose da fare.
Al primo posto della check-list c’è la voce “mamma” che non sono io bensì mia madre (89 anni, malconcia ma non invalida) di cui devo, in anticipo, organizzarne l’accudimento.

E penso a Giulia che ha rinunciato ad andare a trovare le nipotine per problemi con i suoi genitori anziani, penso alla mia amica Anna che ha interrotto bruscamente il suo viaggio in Australia per gli stessi motivi.

Allora ho fatto qualche riflessione sulla rete di assistenza agli anziani che abbiamo in Italia: una rete che si fonda sulla famiglia o sul lavoro privato (sia ufficiale che “in nero”) di uomini e donne straniere che, spesso, come noi, sono “genitori a distanza”.

Sebbene in questi casi siano i genitori a emigrare lasciando a casa figli piccoli e meno piccoli affidati alla cura di parenti, familiari e amici, questi uomini, ma soprattutto queste donne sono come noi: come molti di noi spediscono pacchi e regali ai figli, come molti di noi sostengono economicamente i figli lontani, come molti di noi sopravvivono alla distanza grazie a Skype e WhatsApp, come tutti noi vivono da “genitori a distanza”.
E, in più, consentono a molti di noi di allontanarci dai nostri anziani per raggiungere i nostri figli e nipotini all’estero con maggiore serenità.
Ho letto un libro che vi consiglio, s’intitola “Ciliegie Amare” e questa è la recensione pubblicata dal blog Facciocomemipare.

PS. Il volume non si trova facilmente nelle librerie ma potete ordinarlo scrivendo a info@edizionigiuseppelaterza.it

 

 

 

 

 

 

Ciliegie amare

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