La prima volta

Lettera di mamma Alessandra

Ieri, dopo 26 anni di vita insieme, mio figlio è partito per trasferirsi a Londra per lavoro. Una scelta tutta sua, una nuova avventura. A me nemmeno il tempo di rendermene conto. Un giorno di inizio agosto due proposte di lavoro con risposta immediata il giorno dopo: una in Italia, l’altra a Londra. In una notte una decisione importante. Si alza la mattina (mentre io ho passato la notte con gli occhi sgranati) e ci comunica che partirà per Londra. Un attimo e tutto cambia. Poi le vacanze con gli amici, il tempo per i saluti a tutti e poche briciole rimaste per noi. Ieri aeroporto, amici che lo salutano e io che giro il viso inondato di lacrime. Passa i tornelli e scompare alla vista. E’ solo un giorno ma cado in pieno nella sindrome del nido vuoto, vengo risucchiata. Me ne faccio anche una colpa per non essere così forte come pensavo e come tutti si aspettavano da me. Poi, tra un pianto e l’altro, mi dico che è inutile lottare subito e senza forze. Bisogna passarci dentro, accettare la giornata no, quei suoi silenzi che pesano ancora di più mentre vorresti una telefonata o un messaggino, accogliere quel senso della fase che finisce che mi accompagnerà sicuramente per un po’. Sono certa, o almeno spero, che il tempo sarà un’ottima cura, che le attività mi porteranno altrove e la quotidianità si riempirà di altro. Che i momenti ancora insieme non saranno solo pieni di malinconia ma spazi per ritrovarsi e abbracciarci ancora certi che nessuna distanza può separare qualcosa di solido e costruito nel tempo. Ma questo deve venire, con i suoi tempi. Ora c’è il pianto, la malinconia, le lacrime che scendono quando apri un cassetto e vedi le magliette rimaste, le ore che sembrano improvvisamente eterne. Non è piangersi addosso ma accogliersi profondamente senza giudizio, dare voce alle nuove emozioni arrivate in fretta e senza avvisare, fare spazio a quel dolore unito al tanto amore dato e ricevuto. Si ricomincerà. A suo tempo. Per ora mi abbraccio e vado avanti. Condividere i pensieri aiuta.

Alessandra

4 pensieri su “La prima volta

  1. Ciao Alessandra, sono Alessandra. Ho rivissuto assieme a te la partenza della mia primogenita, 10 anni fa. Anch’io come te ho pianto tanto, mia figlia è a Parigi dal 2009. Partita per Erasmus, poi dottorato di ricerca e ora lavoro. Non ci si abitua mai te lo posso assicurare. Si gioisce per i loro successi ma il vuoto che hanno lasciato è incolmabile. Viene in Italia appena può, ma è sempre per pochi giorni. Quando arriva la gioia è grande, poi si ritorna in aeroporto e le mie lacrime scorrono a fiumi, di nascosto perché non voglio rattristarla. La loro felicità è la nostra felicità, me lo ripeto sempre, ma non basta…io per di più ho anche l’altro figlio ormai da 2 anni in U.K. Che dirti cara Alessandra é dura, aspetti il messaggino, crei il gruppo wa famiglia in modo da poter dialogare tutti e 4 contemporaneamente…qualche videochiamata…vai a trovarli appena puoi in modo da poter vedere la loro quotidianità, almeno quando li pensi sai collocarli esattamente…bisogna farci bastare tutto ciò, questo è quanto ti posso dire. Benvenuta tra noi genitori di figli altrove.
    Alessandra Rottigni

  2. Carissima mamma Alessandra
    Sono 10 anni che passo tra arrivi e partenze e non sono riuscita ad abituarmi.
    Capisco benissimo questa perdita di quotidianità e l’aprire un cassetto per chiedermi cosa gli servirà ancora e cosa non userà più…
    Non so come facciano altri, di cui leggo, ad essere pieni di entusiasmo…
    Ti auguro tanto di riuscire a superare tutto questo ed essere più brava di quanto sia io.
    Mamma Luciana

  3. Cara Alessandra,
    occorre accettare la decisione del tuo ragazzo, dei nostri ragazzi…saranno uomini e donne di grande valore, di grande coraggio perché anche a loro pesa lasciare gli affetti, la famiglia, gli amici ma devono decidere del loro futuro, non sono più bambini. Mio figlio che lavora a Praga da un anno ha scritto una cosa molto bella su Facebook proprio nel primo anniversario del distacco. Non si lascia in realtà niente perché gli affetti importanti te li porti dentro sempre…e poi Londra è vicinissima. Vi sentirete via Skype, lo andrete a trovare, sarà una gioia riabbracciarlo…siamo tante mamme in questa situazione. Mia figlia ha sposato un australiano, ora li sto aspettando per pranzo…sono in ritardo, stanno parlando con i genitori di lui che sono sempre sorridenti e allegri…
    Non dobbiamo far pesare loro la distanza, ti abbraccio
    Laura

  4. Anche io ricordo il 6 gennaio di tre anni fa, quando mio figlio decise di partire per Parigi lasciando anche un buon lavoro a Roma. L’aereoporto era affollato di genitori come noi, ma le nostre erano lacrime più “giovani”. Cominciarono quella sera. Poi c’e’stato un lungo e difficile cammino per noi mai giunto al termine. Abbiamo un lume acceso però, speriamo che ritorni, lui non sarebbe contrario. Vedremo. Certo le soddisfazioni per lui, e di riflesso per noi, sono tantissime. La malinconia cerchiamo di soffocarla e intanto mi e’passata la paura di volare. In fondo Parigi e’ sempre Parigi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *