L’anticipazione del distacco

Lettera di mamma Bianca

Il grande giorno sta arrivando, le ore piano piano cominciano a ridursi e sembra che anche il tempo in qualche maniera si stia dilatando per venire incontro a quelli che sono i nostri sentimenti, le nostre emozioni, le nostre lacerazioni con tutti i suoi detto o non detto oppure i “che faccio”? “Dico”? “Parlo”? “Chiedo”? Infine sembra che anche tu che fisicamente sei tra noi ma sempre così impercettibilmente lontana stia cominciando come a vacillare di fronte alle valigie che piano si riempiono di abiti, di libri, di cose che in fondo non sono cose ma vita, la tua vita, la nostra vita familiare.

Le piccole domande su quale gioiello lasciare o portare, il dilemma di una scelta obbligata fra le cose che minuziosamente raccogli e di cui non ti disfi dai tempi della scuola, il tuo chiedermi aiuto nell’organizzazione di tutto questo che richiede concretezza, una dote che spesso ti invoglio a coltivare, utile soprattutto per chi come te studia e mentalmente vive nell’universo regalando a noi estranei al tuo mondo solo piccoli e spesso distratti cenni del tuo essere presente; ma in fondo sempre frammenti di distrazioni in mezzo ad un solo pensiero fisso ed una sola preoccupazione: la laurea prima e la specialistica poi, infine il sogno realizzato: dottoressa in astrofisica, votazione 110, unica donna, il voto più alto quel giorno.

L’esultazione, la gioia, finalmente le lacrime che hanno magnificamente avuto il potere di sciogliere tensioni accumulate in anni, timore di sbagliare o semplicemente urtare la tua sensibilità o aumentare quelle che erano le tue preoccupazioni aggiungendo anche le nostre, quelle di mamma e papà o di tua sorella che, per quanto ti abbia detestato per la tua scontrosità e per quel tangibile nervosismo, giunta alla tua sessione di laurea si è emozionata talmente tanto che è affogata nelle sue stesse lacrime superando finanche me e tuo padre.

Sei pronta adesso? Dopo anni passati a fare la spola tra Napoli e Londra per raggiungere il tuo amore che, per scelta ha deciso di trasferirsi all’estero, dopo aver passato serate su serate inconsolabile al telefono e al pc chiusa in camera tua a lacerarti, non potrai mai nemmeno immaginare quanto temevamo i tuoi obbligati ritorni in famiglia giustificati solo dagli impegni universitari ancora in corso, sapevamo bene cosa ci aspettava: scontrosità, nervosismo, silenzi. Tu, la più sensibile stella del nostro piccolo universo trasformata in madama sprucidezza.

Sei pronta adesso? Quanto è profonda la tua lacerazione? Quando ti sciogli e fai i tuoi famosi occhietti a cuoricini pensando ai pranzetti prelibati che ci regala tuo padre, a cosa pensi? Quali stelle precedono il tuo cammino e ti indicano la rotta verso la tua nuova vita? Sei pronta adesso? O sono io che avverto e percepisco tremore? Lo stesso tremore di quando con voce trepidante raccogliesti il coraggio per dirmi che avevi deciso di provare a stabilirti definitivamente a Londra. Stai forse vacillando? Tentenni? Tu sempre così decisa a lasciare l’Italia per vivere all’estero, tu che hai amato Londra al primo istante in cui ci hai messo piede, che aspiri giustamente dall’alto dei tuo ventisette anni a vivere autonomamente, sei pronta adesso? O sono io che percepisco paura di avvicinarti troppo a me forse per non cadere rovinosamente di fronte a te stessa? Sei pronta adesso? L’attesa è durata abbastanza, decisamente troppo, l’amore a distanza fa veramente male e lo sai bene, sei stata tra noi fisicamente ma ormai eri già andata via, qui ti districavi affannosamente fra esami da fare, conferenze da seguire, e ci regalavi pochi sorrisi e molta sprucidezza sfociata spesso in autentica antipatia, segno tangibile di una sofferenza che ti stava trasformando, a te, la dolcezza infinita.

Avremo tempo telefonico da vivere, cose da raccontare, ricette da inviare, fotografie da mostrare e soprattutto un’immagine di noi stessi da inviare: va tutto bene, noi stiamo bene, la nonna come sempre si lamenta, siamo tutti contenti per te e per la tua nuova vita londinese, qui procede tutto tranquillamente fra bollette da pagare e notizie da commentare. Tuo padre a volte piange piano nascosto affacciato al balcone ma bene attento a fare in modo che i nostri sguardi non si incrocino. Io dormo poco e ho un buco nello stomaco. Tua sorella non riesce ad esultare nemmeno adesso che finamente potrà occupare tutti gli spazi in camera, teneramente si fa abbracciare e mi sussurra di stare tranquilla, anche noi sai abbiamo una vita da riorganizzare, una nuova idea di noi stessi da elaborare e tante tante cose da raccontare, sei pronta adesso? Hai preso tutto, documenti? Certificazioni? Siamo pronti? Usciamo, la macchina ci aspetta, c’è traffico fuori, qui è sempre un caos, forse riusciremo a fare colazione al bar, scusami volevo solo raccomandare: stai attenta al peso, lo che ti piace mangiare ed ami cucinare però è peccato, sei così bella e giovane, non ingrassare… Vai, ci sentiremo appena atterri, in fondo c’è la tua nuova vita tutta da raccontare, per noi invece adesso una felicità tutta da immaginare e… le innumerevoli scarpe di tua sorella da riorganizzare.

Mamma Bianca

 

 

2 pensieri su “L’anticipazione del distacco

  1. Sei riuscita a far piangere anche me, ripensando alla sera di tre anni fa quando ho accompagnato il mio figliolo ed il suo contrabbasso, borsone e valigia, alla partenza per Madrid dicendomi con i pugni stretti per non fargli vedere la mia tensione, trattenendo le lacrime: tra sei mesi torna…son già passati tre anni. Si è tornato ma a trovarci e riparte sempre. La sua vita ormai è li. Lontana 1.500 Km dalla mia…
    Un altra mamma Bianca!

  2. Hai centrato in pieno l’emozione è quella, i pensieri sono gli stessi la vita delle nostre figlie lontane fisicamente ma vicine con i pensieri.

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