Malinconia e riflessioni sulla prima ripartenza dell’anno

Lettera di mamma Cristina

Ed anche quest’anno il Natale è finito.
Questa mattina è partita anche Silvia (una settimana esatta dopo suo fratello Alberto) per tornare a Washington, alla sua nuova vita.
Malpensa oggi era gremito di giovani in partenza, alcuni con gli occhi scintillanti, altri che celavano una certa tristezza al saluto dei genitori. Insomma un vero piccolo esodo di cervelli e cuori che ci lasciano per vivere altrove. Nulla di male – la gioventù è giusto che si sperimenti anche lontano da casa – se non fosse che spesso queste partenze sono imposte da un Paese che non offre alternative e i dati economici di fine anno lo dicono con fermezza: oggi costruirsi un futuro in Italia è quasi impossibile.
Ecco allora che la giovane che sento pronunciare a voce alta alla sua mamma salutandola: “Certo che starei in Italia, ma con dignità, mamma, con dignità” mi dà la misura che forse posso, anzi devo, sentirmi triste per la partenza dei miei figli che stanno costruendosi un futuro solido, una carriera appagante, ma con grandi sacrifici affettivi. Di certo la tristezza mi prende al rientro a casa, il mio momento di raccoglimento e costernazione nel sentire la casa così vuota dopo il passaggio degli adorati figli.
Ognuno di noi ha un suo rito di passaggio – come ho scoperto leggendo i tanti post sulle partenze in questa fantastica community – il mio è eliminare dal bagno accappatoi, spazzolini, salviette ecc. tutto quello che segna e racconta della loro visita.
E poi ci riattrezziamo per tornare alla vita di ogni giorno: le tisane bevute insieme nel mio studio (Silvia rannicchiata nella mia poltrona preferita, io alla scrivania che perdo il filo della mia scrittura ogni 5 minuti, per ascoltare ogni parola che le viene in mente) perderanno l’aroma attraverso Skype o Whatsapp ma non la complicità che ho con mia figlia.
E poi Alberto a Natale (“mamma, così potrai controllare meglio le nostre case”) mi ha regalato un nuovo aggeggio elettronico per migliorare la nostra comunicazione, anche visiva, tra una sponda e l’altra dell’oceano.
Ogni tanto leggo di qualche giovane rientrato in Italia, provo un pò di invidia per quei fortunati genitori e non posso nascondere che la speranza che accada anche ai miei ragazzi non muore, ma non a qualunque prezzo. Osservo da lontano la loro vita e non posso che sorridere ed essere orgogliosa di quanto stanno realizzando. Bravi ragazzi, continuate così.

Cristina

3 pensieri su “Malinconia e riflessioni sulla prima ripartenza dell’anno

  1. Eh, sì,Natale è proprio finito, Valeria e Federico sono tornati ai loro luoghi di lavoro… ed ogni distacco lascia tanta malinconia…ma la vita delle mamme degli expat è così: non ci si abitua mai!

    1. Anche per me giorno 5 di gennaio prima ripartenza dell’anno!!!
      Anche per me casa troppo grande e vuota dopo una settimana di vita vissuta insieme a mio figlio e alla sua famiglia!!! I giochi , le grida, le risate allegre delle mie tenerissime nipotine risuonano ancora nelle stanze troppo silenziose ….. e tanta tanta solitudine !!!
      Troppo magra la consolazione di sapere che siamo in molti a provare le stesse sensazioni, a mettere in moto gli stessi meccanismi per esorcizzare la malinconia e la tristezza …!!!
      Maria Rita

  2. Poi ci sono pure i figli che non tornano per Natale perché dove sono ora è estate e non vogliono neanche toccare col piede l’inverno grigio milanese. E allora tocca dare il sapore di panettone a quello che ci si scrive.

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