Noi non mangiamo carne rossa

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L’esperienza del Natale internazionale a tavola.

“Paese che vai, usanze che trovi” è troppo poco per descrivere i cambiamenti nei gusti e nelle abitudini alimentari che si acquisiscono all’estero.

Vero è che anche in Italia molto è cambiato nelle nostre cucine: sempre più persone hanno ridotto il consumo di carni rosse, nei supermercati è aumentata l’offerta di cibi per vegetariani, si registra un incremento di vere o presunte allergie e intolleranze alimentari (glutine, lattosio, lieviti, ecc.).

A periodi alterni, mi arrivano notizie dall’altro mondo: ”Mamma, sai sono passata alla dieta XX e sto molto meglio”.
E cosa sarà mai questa nuova dieta? Ovviamente ti affanni a cercarla in rete (sempre per sentirti più vicina alla fuggiasca …).

E così, a Natale tra un “io non mangio carne rossa”, “io non mangio maiale e neanche agnello”, “io non mangio verdure crude”, “niente pesce perché poi la casa puzza”, “io non mangio latticini”, “per carità niente pasta”, si è deciso di convergere verso un coq au vin che avrebbe messo tutti d’accordo, salvo un sommesso borbottio del pater familias: ”Lo spezzatino di pollo a Natale? Mah ….”

 E il vostro pranzo di Natale è stato più tradizionale? 

Suggerisco: “Non sposate le mie figlie” (film, 2014)

2 pensieri su “Noi non mangiamo carne rossa

  1. Anche per me vale il detto “Natale con i tuoi……”ma quando tua figlia arriva a casa dall’estero dopo un anno che non la vedi e ti dice che va a pranzo dalla suocera perchè lei prepara il cibo “vegano” , ti verrebbe la voglia di fare le valigie e partire senza avvisare nessuno ,soprattutto lei. Ma quando mia figlia è diventata vegana? Non faremo più i nostri pranzetti senza dover escludere i cibi che più ci piacciono ma che non sono più salutari? Questa è una cosa negativa che mia figlia ha acquisito
    nel paese dove è andata a vivere! E dover tacere per il quieto vivere!

    1. Cara Rosalee, quante cose facciamo per il “quieto vivere”…
      Forse dovremmo imparare a manifestare di piu’ il nostro disaccordo o il dispiacere e pazienza per il “quieto vivere”.

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