Nonnavèni? (relazioni virtuali e relazioni reali)

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Leggo che la timidezza di molti bambini nei confronti degli estranei – il così detto “sentimento di estraneità “- fa la sua comparsa attorno all’ottavo mese: se un estraneo gli si avvicina, il bambino guarda da un’altra parte, fissa lo sguardo su qualcosa, sprofonda la testolina sulla spalla della mamma o del papà, si copre il viso con le mani e consente solo alle persone con cui ha continuità di rapporti, di avvicinarsi senza turbarlo.

Però quando questo sentimento di estraneità si rivolge ai nonni è capace di provocare tragedie familiari perché i nonni si considerano conosciuti, anche se si fanno vedere solo ogni due settimane. Figuriamoci se poi se questi nonni vivono in un’altra città, un altro paese, un altro continente e si fanno vedere una o due volte l’anno.

Il mio expat e sua moglie sono davvero molto bravi e affettuosi: da quando le bambine erano piccolissime, fanno si che le piccole trascorrano dalla mezz’ora all’ora alla settimana con noi su Skype.

E così, su Skype, leggiamo libri, giochiamo con le bambole, raccontiamo favole e storielle, insegniamo o correggiamo la loro pronuncia italiana, giriamo per casa con lo smartphone o con il tablet per far si che non dimentichino la casa dei nonni.

Attraverso lo schermo ti guardano e facendo il gesto con la manina, dicono “nonnavèni?” invitandoci a trapassare lo schermo e prendere la bambola che è caduta: per loro Skype è realtà vera, non virtuale.

A noi ed alle piccole garantisce la continuità del rapporto evitando che si sviluppi in loro il sentimento di estraneità e così, quando finalmente le andiamo a prendere in aeroporto (o quando sono loro a venirci a prendere), non hanno dubbi: ci volano in braccio e non ci lasciano più.

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