Odio Tokyo

Lettera di mamma Costanza
Da più di 2 anni mia figlia , che ha 28 anni, vive a Tokyo per lavoro e ora anche per amore (purtroppo) e non riesco a rassegnarmi al fatto che sia così lontana, anzi la sofferenza e la malinconia vanno sempre più acuendosi. Il fatto di non poter provvedere a lei, di non poterla proteggere e raggiungere in poco tempo se mai ce ne fosse bisogno, mi fa vivere in un continuo stato di paranoia e depressione.
Nello stesso tempo sono anche orgogliosa per la scelta coraggiosa e per ciò che ha ottenuto ma ritengo che, seppur egoisticamente, lo riconosco, il costo della separazione sia troppo alto e per me alquanto problematico.
Che fare? Convincerla ad avvicinarsi? Fare più spesso 15 ore di viaggio per andarla a trovare per poi passare tutto il viaggio di ritorno tra le lacrime pensando a quando potrò riabbracciarla? Aiuto!
Costanza

3 pensieri su “Odio Tokyo

  1. Cara mamma Costanza, io ti capisco bene perché ne ho 2 di figli all’estero! DENIS che vive a Bangkok (Thailandia) e Francesco che vive a S.Paolo (Brasile). Io ho sofferto molto la separazione così prematura ma io e mio marito li abbiamo sempre appoggiati perché NOI siamo l’arco che tende la freccia (i nostri figli) e questa poesia di Ghibran mi ha molto confortato e le consiglio di concentrarsi su cosa ha guadagnato su questo nuovo stile di vita senza i figli, che possiamo sempre arricchirlo, non su quelli che ha perso ,perché la vita è sempre in evoluzione e trasformazione…

    1. Cara Costanza, ognuno di noi può sopportare una quantità di peso e dolore che è drammaticamente diversa per ciascuno. Giocano tanti fattori nel reggere la lontananza: io sono ancora fortunata perché mia figlia è a Londra, vicino dunque. Però ti capisco benissimo: di fronte a certi suoi richiami che l’avrebbero forse attirata verso il Messico (mai manifestati con determinazione e progetti di lavoro reali, però), io l’ho pregata di restare in Europa. È la mia unica figlia, mio marito è morto quando lei era piccola, la mia vita si è spezzata e francamente, dopo essermi sbattuta indefessamente per costruirne una nuova, che affronto ogni giorno anche se non ho avuto la fortuna di trovare un compagno di strada, non potrei vivere a latitudini così irraggiungibili. Non penso di essere stata egoista nel pregarla di tenerne conto, credo di averla lasciata volare in libertà e anzi ho costruito con lei ogni suo passo verso altri orizzonti e l’ho cresciuta dandole tutti i possibili strumenti per potermene andare, perché già tanti anni fa era chiaro come stavano le cose per questo paese. Prova a farti aiutare, ma non vergognarti del tuo dolore ed eventualmente di concertare insieme a lei una via percorribile per entrambe. Tanti tanti auguri.

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