Quasi un’operazione senza anestesia

Lettera di mamma Stefania

Mia figlia è dallo scorso anno un cervello in fuga. Dopo la maturità scientifica è stata ammessa all’Università di Edimburgo – School of Geosciences e non poteva essere più felice.
Il primo anno è volato letteralmente ed è stato un anno ricco di soddisfazioni per lei e per noi. A Edimburgo l’ambiente non potrebbe essere migliore, l’università è eccellente, ci sono ragazzi che vengono d tutto il mondo, gli studenti sono coccolati, apprezzati, trattati come una risorsa e non, come spesso mi sembra di sentire qui, come un peso.
Mi rendo conto di essere poco originale ma, il contraltare di tutto questo è un fardello enorme. Il pensiero è costante, tornare a casa e trovare la stanza vuota, in ordine ma vuota, è desolante.
Emotivamente il prezzo che si paga nel vedere una figlia uscire di casa così presto è altissimo, come ha detto Barack Obama, raccontando l’esperienza di accompagnare sua figlia al college, è un’operazione senza anestesia.
La rabbia che si prova nel rendersi conto che se un/a ragazzo/a ha voglia di fare e passione, andarsene da questo paese e da questa città ormai invivibile (Roma), è una scelta quasi obbligata, è immensa.
Prima le battute sui cervelli in fuga mi facevano ridere, adesso mi fanno rabbia.
Certo, una volta passato il momento del distacco, quando la sento felice, impegnata, piena di amici, dimentico qualsiasi cosa: la mancanza, il fatto di non averla sempre a casa con me, i sacrifici fatti, tutto.
La sensazione più strana e più difficile da spiegare, ad ogni modo, è quella di averla, in qualche modo, messa al sicuro fuori di qui e di averle dato qualche chance in più per realizzare i suoi sogni.

Stefania

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