Ragazzi di successo, spreco di risorse e genitori pendolari: fino a quando?

Lettera di mamma Gianna

Nostro figlio prima Londra (dottorato), poi tentativo universitario italiano (Firenze), poi di nuovo Londra (post doc), infine vincitore di concorso universitario a Barcellona a meno di 30 anni.
Sarebbe stato possibile in Italia dove cervelli di media o bassa levatura, figli di …, nipoti di…, vengono sistemati nelle Università italiane con il solito nepotismo?
Aggiungerei che, mentre mio figlio svolge, all’estero, il lavoro per cui ha studiato e con il quale si sente realizzato in un settore della ricerca farmacologica con utilissime ricadute a livello scientifico, in Italia non si è in grado di sfruttare le potenzialità dei giovani cervelli che, devo dire, sono ben formati da ottime scuole superiori ed Università del nostro sistema scolastico, almeno quello del recente passato. È un grande spreco di risorse umane.
E veniamo a noi genitori: sempre in aereo, prima per vedere il figlio, ora per veder crescere i due nipotini. Trolley sempre pieni di lasagne, parmigiano, dolci che sfilano sotto il metal detector e che si imbarcano su voli low-cost. Ma sta diventando sempre più faticoso, da settantenni, raggiungere Fiumicino con 3 ore e mezza di autobus, poi il volo, poi il taxi.
Il triste futuro: dovremo ridurre la frequenza degli incontri e privarci del calore dell’abbraccio dei nostri piccolini ma non mi sento in diritto di lamentarmi troppo perché, rispetto a una madre che ha un figlio disoccupato, i miei disagi di viaggio sono piccola cosa.

Gianna

2 pensieri su “Ragazzi di successo, spreco di risorse e genitori pendolari: fino a quando?

  1. Troppo vero quello che racconta Gianna. Tutte/tutti con le stesse esperienze, lo stesso vissuto, con gli stessi rimpianti e le stesse speranze.

  2. Io ho due figli all’estero e anche tre nipoti. Ho più di settant’anni ed è sempre più faticoso cercare di mantenere i contatti. Però loro sono contenti del loro lavoro (figlia biologa, figlio ingegnere) e allora sono contenta anch’io.

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