Sentito al mercato

Lettera di mamma Stefania

Stamattina, andando in ufficio, mi sono fermata in un bar lungo la strada. Ero in piedi accanto al bancone e aspettavo di bere il mio cappuccino quando sono stata colpita dal dialogo che avveniva alle mie spalle, fra due signore che potevano essere due nonne. Il bar è piccolino, le signore erano proprio dietro di me ed era impossibile non sentire i loro discorsi.

Assaporando una frolla napoletana, una delle due diceva all’altra, parlando di amici comuni: “…e niente, lei e la suocera fanno le baby-sitter a Parigi, la figlia vive là e loro fanno avanti e indietro”. Non riuscivo a sentire le risposte dell’altra, che forse era perplessa all’idea di queste due nonne “volanti”, ma lei incalzava: “E perché Il figlio di Tizio, quello della gastronomia, allora? Quello sta in Svizzera e i genitori fanno avanti e indietro! Beh in fondo è bello anche così, uno sta sempre in movimento, si mantiene giovane!”. Ho pensato per un attimo che il caso avesse messo lì queste due signore apposta per me, che ormai da due anni faccio la mamma a distanza.
La famiglia di cui parlavano, tra le altre cose, è proprietaria di una delle gastronomie più famose di Roma con sede storica a Testaccio. E, a quanto pare,  pure loro hanno messo i figli al sicuro fuori di qui! Come dire, se se ne vanno loro ce ne dobbiamo andare tutti, almeno da Roma…

Alcuni giorni fa ero al mercato, stessa storia, alle insistenze del commerciante ho risposto che ormai a casa siamo solo in due e che proprio non abbiamo il tempo di mangiare tutto quello che mi proponeva e quando ho risposto che siamo in due perché mia figlia è fuori all’università, una signora si volta verso di me e mi dice: “ah come noi. Io ho due figli, uno sta facendo un dottorato negli UK e l’altro ha studiato in Svizzera ed è rimasto lì a lavorare”. Già, proprio come loro, perché mia figlia ha fatto la scelta di andare all’università all’estero e a tornare non ci pensa proprio. Mi sono resa conto che ormai, dovunque io vada, trovo qualcuno che fa il genitore o il nonno a distanza. Se fosse una malattia diremmo che è un fenomeno ormai endemico: solo a guardare i numeri fra i miei amici e conoscenti ormai sono quasi di più quelli che se ne sono andati di quelli rimasti, il fenomeno è in crescita costante da anni ed è trasversale a tutte le classi sociali.

Ormai la mia esperienza di tutti i giorni mi fa pensare che anche i numeri dell’emigrazione sono sottostimati e il fenomeno è molto più significativo di quanto gli stessi numeri ci dicano. E non ci sono segni di inversione di tendenza del fenomeno, anzi. E’ un vero e proprio esodo di risorse, di competenze, di professionalità, di voglia di fare, di motivazione che sta portando e porterà sempre di più a un impoverimento e a un imbarbarimento di questo paese. Non c’è da rallegrarsene ma credo che sia anche una questione di stanchezza; le persone di buona volontà si sono semplicemente stancate, non ne possono più di provare a raddrizzare la rotta, ci hanno provato in tutti modi: studiando, lavorando duramente e onestamente, non cercando scorciatoie, cercando di votare sempre e sempre consapevolmente e cercando di trasmettere questi valori ai figli. E’ evidente che non è servito a niente e a questo punto perché far subire anche ai nostri figli un destino che non meritano, in un paese in cui il merito è l’ultimo dei valori?

3 pensieri su “Sentito al mercato

    1. Stessa esperienza: ogni volta che parlo dei miei figli (due in UK, uno per fortuna in Italia), c’è qualcuno che racconta “anche mio figlio è all’estero”. E mi chiedo se sono solo quelli che compaiono nei numeri ufficiali o sono di più.

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