Un lunghissimo lockdown … in California

Lettera di mamma Francesca

Eccomi qua finalmente a casa sola soletta, con mio marito si intende, ma lontana dalla frenesia dei giorni/mesi californiani che, manco a dirlo, un po’ mi mancano.
Proprio così, mi mancano gli spazi semi-desertici della contea di Orange, la zona più a sud della California, al confine con la contea di San Diego; mi manca il cielo azzurro, di una tonalità molto diversa da quello delle mie Dolomiti; il profumo dell’Oceano nelle mattine di giugno quando, anche lì, è tutto ovattato nella nebbia; sì certo Rancho Mission Viejo è un bel posto per vivere anche durante il periodo del Covid! Lì c’è la mia famiglia, mio figlio, mia nuora, e i miei meravigliosi (sono di parte) Filippo e Giulia. Sono ormai 8 anni che a gennaio/febbraio programmiamo il nostro viaggio in California. Tre mesi di vacanze, anche se definirle così è un po’ esagerato, ma quest’anno sono state troppo lunghe! Siamo partiti il 21 febbraio all’alba del Covid-19, quando ancora tutto ciò che c’è stato era inimmaginabile. Siamo partiti da Venezia muniti di disinfettante e mascherine, ma già durante la tratta Venezia – Zurigo, ci guardavano male!
La prima anomalia a Los Angeles, dove non c’erano i bimbi ad accoglierci (poco sicuro portare bimbi in aeroporto).
Avevamo deciso di metterci comunque in quarantena ma, arrivati a casa, si è dimostrato impossibile tenerci lontano dai bimbi, così abbiamo optato per una quarantena a metà: noi non uscivamo di casa (niente portare bimbi a scuola e all’asilo, niente giochi al parco, niente visita agli amici americani).
Naturalmente i bimbi avevano avvisato il vicinato che erano arrivati i nonni dall’Italia ma non potevano uscire perché in Italia c’era il Covid!
Trascorsi 14 giorni, siamo finalmente usciti e lì abbiamo avuto la prima conferma che gli americani non avevano capito nulla di “social distance”, infatti baci e abbracci a go-go!
Solo che dopo una settimana, il Governatore della California fa chiudere le scuole, i centri commerciali, le spiagge, i ristoranti e consigliano agli over 65 di rimanere a casa riservando la fascia oraria 8 – 9 per la spesa nei supermercati dove troveranno tutto sanificato, prima dell’arrivo dei clienti abituali (pochi comunque, dato che la maggior parte fa la spesa online e approfitta della consegna a domicilio).
La cosa più buffa che abbiamo vissuto è stata l’assurda sparizione della carta igienica dagli scaffali di tutti i supermarket, da Cosco e Trader Joe’s, compreso Amazon e gli altri siti di vendita online! Al primo ordine andato a buon fine abbiamo brindato, con prosecco italiano naturalmente!
Ma il bello doveva ancora iniziare! Durante i fine settimana potevamo fare lunghe passeggiate in bici, non nei Parchi Naturali perché tutti regolarmente chiusi così come i parco giochi, ma le piste ciclabili che portano al mare non mancano.
E cosi siamo arrivati a metà marzo quando, per scrupolo, mio figlio contatta la compagnia presso cui avevamo stipulato la polizza di assicurazione medica, per chiedere conferma della coperture da Codiv; ci rispondono di stare tranquilli che è tutto in regola. Due settimane più tardi, quando ormai mezza Europa era in lockdown, ricontattiamo la Europaische Reiseversicherung, e scopriamo che la nostra assicurazione non è più attiva, causa pandemia! Panico Totale. Cosa fare? A quel punto le compagnie tradizionali italiane non assicurano chi è già in viaggio, tanto meno in un momento così particolare, quindi non rimane che affidarci a compagnie statunitensi che offrono assistenza sia medica che ospedaliera anche a cittadini stranieri. La scelta non è stata facile ma alla fine siamo riusciti a trovare una formula adatta a noi, presso la SevenCorners che, alla “modica” cifra di $3.000 ci ha coperto fino al nostro rientro!
Il nostro rientro era programmato per il 4 maggio, quindi a meta aprile l’agenzia presso cui avevamo acquistato i biglietti aerei ci comunica che la Swiss Air ha sospeso tutti i voli per l’Italia!
La giostra delle cancellazioni dei voli va avanti con 5 proposte e successive 5 disdette!
E non finisce qui. Nasce ora il problema dei farmaci di cui io e mio marito abbiamo bisogno e che avevamo portato con noi nella misura, anche se in eccesso, del tempo di permanenza fissato.
La prima soluzione sembrava essere quella di affidarci alle prescrizioni dei principi attivi di cui usufruivamo, da parte di un medico locale, cosa che facemmo, solo che a conti fatti scopriamo che la cifra per il loro acquisto di aggirava sui $900 dollari (non coperti dall’assicurazione).
Optiamo quindi per la spedizione dei farmaci dall’Italia. E qui finalmente una bella sorpresa: con Poste Italiane (perché in quel periodo di totale confusione ne’ MBE ne’ FedEx erano disponibili!) ci hanno spedito i medicinali tramite “postedeliverybox internationalexpress” al costo di €36 e in sei giorni tutto è arrivato! ATTENZIONE nella dichiarazione doganale noi abbiamo fatto indicare che il materiale contenuto nel pacco apparteneva alla categoria dei farmaci da banco ma abbiamo allegato una dichiarazione del nostro medico curante che ne elencava le prescrizioni.
Ora tutto sommato cosa volevamo di più? Avevamo le nostre medicine, potevamo fare lunghe passeggiate, goderci i nostri nipotini che tutte le volte che i voli venivano cancellati gioivano felici perché i nonni non partivano più!
Restava comunque il problema del visto per la permanenza degli USA che a noi scade ad agosto. Siamo preoccupati poiché sappiamo da un’amica di Torino, che era partita a novembre per un soggiorno di tre mesi, con visto B1-B2 in scadenza a maggio, ha dovuto interpellare il consolato di Los Angeles per la proroga, al costo di circa 1,500 dollari!
Finalmente a fine giugno ci viene comunicato che la Lufthansa riprende i voli diretti per l’Europa e così possiamo finalmente programmare il nostro rientro!
Il volo con Lufthansa non è stato poi cosi male, anche se, contrariamente a quanto annunciato, non è stata rispettata l’alternanza nei posti a sedere. Noi avevamo mascherine e visiera e abbiamo cambiato le mascherine ogni 4 ore. Non abbiamo mangiato nulla in volo, solo bevuto molta acqua. Il personale passava spesso per offrire da bere e anche nelle toilette c’era abbondanza di salviette e gel igienizzanti. La sorpresa ci ha colto a Francoforte dove pochissime persone indossavano le mascherine e dove nei punti di ristoro il personale serviva i clienti senza indossare guanti ne’ mascherine!
Dalle informazioni che avevamo letto presso il sito “Viaggiare sicuri” del Ministero degli Esteri, sapevamo che al nostro sbarco in Italia dovevamo consegnate una autocertificazione nella quale veniva indicata la provenienza, la destinazione, il mezzo con il quale veniva raggiunto il nostro domicilio, indicando il numero di targa della vettura che veniva a prenderci.
All’aeroporto di Venezia nessuno ci ha chiesto nulla!
Arrivati a casa abbiamo informato le autorità sanitarie del nostro rientro. Così dopo un’intervista di quasi mezz’ora scopriamo che avremmo dovuto vivere i successivi 15 giorni da separati in casa: due camere, due bagni, pranzi separati, lavare la biancheria a 90 gradi (?), riporre i rifiuti in doppi sacchetti da conferire non prima dei 15 giorni di isolamento. Ci sono stati fatti due tamponi – al 7^ e al 15^ giorno – e tutti i giorni il personale dei servizi di prevenzione ci telefonava per conoscere le nostre condizioni di salute.
Ora che tutto per noi è finito, penso a quello che ancora oggi sta succedendo qui da noi e nel mondo, al grande cambiamento nelle nostre quotidiane abitudini che questo piccolo virus ha portato, al bisogno che tutti noi abbiamo di rivedere le nostre priorità e i nostri progetti, al grande valore di tutto quello che prima davamo per scontato o dovuto, un abbraccio, una stretta di mano, una carezza. Penso a quanto sarà difficile per i nostri nipoti, continuare anche solo ad indossare le mascherine, per non parlare delle lezioni on line, delle limitazioni a tutte le pratiche sportive ed educative in genere.
Noi siamo stati fortunati perché abbiamo potuto vivere questo tempo così straordinario vicino a chi più amiamo, ma ora mi chiedo se, come e quando potremo ritornare da loro!

Francesca

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