Una trasparente necessità

Lettera di mamma Cariba

Il tema che desidero condividere riguarda il divario culturale possibile tra noi genitori e i figli expatriati.
La lettera scritta tempo addietro da Maria Grazia (sui rapporti conflittuali) mette bene a fuoco un aspetto di questo tema, specie tra madre e figlia.
Da parte mia vorrei riflettere su quella che a me pare a tutti gli effetti una mutazione culturale.
Al netto della maturazione di un figlio fuori di casa, quanto incide il fattore “cultura altra”?
Un esempio che vorrebbe sollecitarne altri:
alle mie premure, sentite come eccessive, quel che mi ha colpito non è l’insofferenza alla materna ansia del tipo “oggi fa più freddo, copriti di più” che ben conosciamo e incassiamo, bensì la novità della motivazione a questa insofferenza: “mi infantilizzi”!
Mia figlia è da anni nel Regno Unito.
É la cultura del paese di accoglienza a parlare in lei?
Allo stesso tempo, la vedo cogliere con maggiore entusiasmo certi aspetti del nostro vivere, ad esempio il modo facile di trattare con gli altri, come dire… il nostro modo di comunicare come fosse un valore che le manca.
Tutto questo esprime una trasparente necessità di riequilibri anche culturali?
Mia figlia expat, ma in un certo senso anche extraitaliana, prendendo in prestito una definizione attribuita ai nostri giovani italiani di prima generazione: cresciuti in Italia, ma di famiglia straniera. Giovani che hanno una marcia in più, una lingua in più, conoscenza di altri mondi ecc.
Quello che colgo in mia figlia è la mescolanza di valori, la contaminazione culturale: la capacità di fare suoi gli aspetti a lei più graditi del paese di accoglienza ed esaltare i valori italiani che le mancano.
E mi ritrovo a desiderare di essere contaminata anch’io, di capire di più, una nuova apertura per comprenderci meglio.

Aggiungo un suggerimento di lettura: Paolo Rumiz, Gli extra-italiani.

Cariba

Un pensiero su “Una trasparente necessità

  1. Spunti di riflessione molto interessanti.
    Condivido la voglia di essere contaminata da un’altra cultura, da altri modi di vivere.
    Ho già sperimentato da ragazza cosa vuol dire andarsene dal luogo natio. Non sono riuscita a ritrovare un luogo da chiamare ‘casa’.
    Ho mandato i figli a studiare a Londra a con mia grande sorpresa e gioia loro possono dire di aver trovato ‘casa’!
    Il mio progetto futuro è quello di trasferirmi anch’io: non ho radici, non ho patria, posso vivere ovunque voglia, e quella città mi fa sentire accolta ogni volta che ci torno.
    So che non è facile ma sono abituata agli spostamenti e soprattutto a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno.
    I rapporti con i figli? Tutto in divenire, tutto da ri-inventare.
    Lilli

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